Vecchi e nuovi scavi a Mozia

di Maurizio Vento
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SiciliaGli scavi a Mozia ieri ed oggi evidenziano un fondamentale capitolo della presenza fenicia nel Mediterraneo, attorno a cui si concentra l’attenzione dei ricercatori di varie nazionalità, ma con una crescente partecipazione, autorevole sul piano scientifico, degli istituti operanti in Italia.
Per quanto attiene al passato, un sintetico ed efficace panorama su quanto rinvenuto fino al 1981 nell’isola dell’arcipelago dello Stagnone presso Marsala viene attestato nel numero monografico speciale della rivista "Sicilia" n. 88, Palermo 1981 (direttore: Giuseppe Orlandi, redattore capo: Fabrizio Carli, editore: F. S. Flaccovio), che è assai noto per la sua rilevanza e rarità. Realizzato in collaborazione con la benemerita Fondazione Whitaker, istituzionalmente proprietaria dell’isola fenicia e della Villa Malfitano (Palermo), il fascicolo è interamente dedicato a Mozia, con fotografie a colori di Melo Minnella, Gabriella Teresi, Gaetano Armao e con riassuntive traduzioni di Fabiola Fecarotta ed Eveline Hupert (francese), Arthur Oliver (inglese), Erika Di Stefano (tedesco), M. Caterina Ruta (spagnolo). La bella pubblicazione d'arte e archeologia (formato 24x32 cm.) reca in copertina un vaso bifronte in bronzo del V secolo a. C.
Alcuni fra i più famosi esperti del mondo fenicio-punico hanno cooperato a impreziosire la citata raccolta, che per l’alta qualità scientifica, oltre che divulgativa, dei contenuti nelle sue 108 pagine costituisce una documentazione efficace delle indagini storico-archelogiche su Mozia, su Lilibeo, sui Fenici e sui Punici. Questo l’elenco dei contributi che vi sono compresi: Francesco Brancato - «Un’eredità culturale inglese»; Giuseppe Quatriglio - «Giuseppe Whitaker uomo di scienza»; Andrea Di Martino - «Il giardino di Villa Malfitano»; Angela Daneu Lattanzi - «I coralli della collezione Whitaker»; Sabatino Moscati - «Mozia nella civiltà mediterranea»; Gioacchino Falsone - «Per una storia degli studi e degli scavi di Mozia»: Vincenzo Tusa - «A visit to Mozia»; Antonia Ciasca - «Il Tofet»; Antonella Giammellaro Spanò - «Paste vitree del museo di Mozia»; Adriana Fresina - «Manufatti egiziani ed egittizzanti di Mozia»; Aldina Cutroni Tusa - «La moneta».
Le ricerche archeologiche, negli anni successivi alla pubblicazione della rivista, sono state condotte dalle università di Palermo e di Bologna e dalla “Sapienza” di Roma; ora, dopo la inattesa morte della professoressa siciliana Antonella Giammellaro Spanò, si ritrovano periodicamente sul luogo soltanto le équipes di due atenei, con Enrico Acquaro (Bologna) e Lorenzo Nigro (Roma).
Se si considera che fino ad oggi, in oltre due secoli, soltanto meno del 4 per cento del territorio di Mozia, come soleva ripetere Vincenzo Tusa, è stato indagato, ci si rende conto della opportunità non di scoraggiare ma di stimolare quanti abbiano voglia di continuare nell’opera intrapresa; e non appare perciò utile frapporre remore, come sarebbe purtroppo già accaduto in queste settimane da parte della Soprintendenza di Trapani nei confronti dell’università di Bologna. Restituire alla luce l’antico emporio fenicio richiede con ogni evidenza per i prossimi anni una moltiplicazione dei soggetti presenti a Mozia e non una loro riduzione.



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