Lo Stabilimento Florio diventa museo archeologico
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Favignana - Stabilimento FlorioLo Stabilimento Florio di Favignana, restituito all’antico splendore con fondi europei, ha registrato alla sua inaugurazione la presenza del presidente della Regione on. Raffaele Lombardo e dell’assessore regionale dei Beni Culturali on. Lino Leanza, oltre a quella di autorità come l’on. Giulia Adamo, il presidente della Provincia di Trapani on. Mimmo Turano e il sen. Antonio D’Alì Solina. La realizzazione dei complessi lavori di restauro è stata coordinata dal dott. Giuseppe Gini e dalla dott.ssa Rossella Giglio della locale Soprintendenza, in collaborazione con la dott.ssa Maria Grazia Griffo e con la dott.ssa Giuseppina Mammina.
La grandiosa struttura verrà variamente utilizzata come sede di convegni con la sua vasta sala per le conferenze e sarà al tempo stesso messa a disposizione delle visite dei turisti con l’esposizione sia di reperti punici per l’archeologia antica, sia di attrezzi già adibiti alla mattanza del tonno per l’archeologia industriale.
Se quanto sopra illustrato costituisce un momento di rilevante interesse generale, non possiamo tuttavia astenerci dal sottolineare una nota di amarezza e di rimpianto serpeggiante tra il pubblico degli invitati perché la nuova destinazione d’uso dello Stabilimento Florio connota al tempo stesso la fine di una tradizione plurisecolare, quella della pesca del tonno, per la quale Favignana era famosa in Italia e all’estero. Per anni l’allora Ente provinciale del Turismo, prima sotto la direzione del dott. Giuseppe Garziano e successivamente del dott. Antonio Allegra, che ne aveva tentato il rilancio, si avvalse di questa Sagra per offrire una piattaforma pubblicitaria all’arcipelago delle Egadi, ma poi a poco a poco all’entusiasmo si sostituì il pessimismo, che contribuì a dare luogo a quel disarmo psicologico di cui si registrano oggi le inevitabili conseguenze.
In siffatto quadro va raccolto l’opportuno appello di Lombardo, indirizzato alla locale classe dirigente. Ci si dia almeno da fare perché lo Stabilimento Florio venga adeguatamente attivato con la realizzazione dei programmi turistico-culturali, vagheggiati dai promotori del recupero dell’immobile.
In caso contrario, non sarà improprio parlare di una ulteriore, inutile cattedrale nel deserto.






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