L'industria del sale marino in Sicilia

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sale marino e mulini a ventoVolume di archeologia industriale a cura di Renzo Vento: 176 pagine in carta patinata, con fotografie a colori e in bianco-nero. Copertina in cartone con artistici disegni del noto pittore Alberto Catalanotti. Viene ricostruita puntualmente la storia, dai Fenici ai nostri giorni, del sale marino in Sicilia, nelle province di Trapani (con i pittoreschi mulini a vento) e di Siracusa, con la collaborazione dei maggiori esperti del settore: Piero Bartoloni, Antonio D’Alì Staiti, Mario Giacomarra, Silvano Riggio, Maurizio Vento, Anna Adamo, Maria Salvia, Salvatore Daidone, Ignazia Pinzello, Anna Maria La Cava, Arturo Bruttini e Salvatore Maiorca. La storia del sale marino siciliano si identifica con la realtà stessa, umana e ambientale, dell’Isola mediterranea; il clima caldo e afoso ha determinato condizioni ottimali per il fiorire di un’attività che, nell’attuale circondario di Trapani, Paceco e Marsala, dura da trenta secoli.
Nel saggio iniziale dal titolo «I Fenici e il sale», redatto dal prof. Piero Bartoloni, si legge fra l’altro, che “gli stessi paesaggi fenici, cioè i luoghi dove questo popolo stabilì i propri stanziamenti, suggeriscono che la produzione del sale fosse una delle componenti privilegiate della sua economia”. L’insigne archeologo, autore di decine di pubblicazioni scientifiche sull’universo fenicio, in atto docente ordinario di archeologia fenicio-punica nella Facoltà di Lettere dell’Università di Sassari, già direttore del settore archeologico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, braccio destro ed assiduo collaboratore del più famoso archeologo del secolo scorso prof. Sabatino Moscati, ha scritto infatti il capitolo introduttivo al volume di AA.VV. su «L’industria del sale marino in Sicilia», edito dall’Associazione Nazionale “Ludi di Enea”. Il noto studioso afferma inoltre: «Che i naviganti fenici commerciassero beni preziosi è risaputo ed innegabile e ci è stato tramandato a più riprese e in molte occasioni dagli antichi scrittori, primi fra tutti gli storici Erodoto (IV,196) e Diodoro Siculo (5, 35, 1-5). Ma, d’altra parte, a ben pochi è noto che i Fenici fossero tra i più importanti produttori e distributori di sale del loro tempo. Infatti, con ogni probabilità, per buona parte del primo millennio a. C. essi ebbero quasi il monopolio dell’oro bianco, indispensabile per l’alimentazione umana». A giudizio di Bartoloni, dunque, le saline di Trapani, Paceco e Marsala sono vecchie di 2500 anni e vennero impiantate in Sicilia proprio dai Fenici di Mozia.
Il saggio di Bartoloni (pp. 11-16) si accompagna nelle 176 pagine del libro ad autorevoli contributi riguardanti l’archeologia industriale, che tracciano l’evoluzione e la storia delle saline fino alla costruzione dei caratteristici mulini a vento e alla più recente (ma solo parziale) industrializzazione del settore. Questo l’elenco degli altri temi e dei rispettivi autori: «Tre millenni di storia delle saline in Sicilia» di Antonio D’Alì Staiti; «Aspetti del lavoro preindustriale e nuovi orientamenti produttivi» di Mario Giacomarra; «Sale e saline: un’attività sana e redditizia» di Silvano Riggio; «I percorsi utili per l’incremento della commercializzazione del sale» di Maurizio Vento; «L’industria del sale marino guarda all’Unione Europea» di Anna Adamo; «Il sale marino nell’alimentazione» di Maria Salvia; «Il mercato del sale siciliano e le prospettive occupazionali» di Salvatore Daidone; «Il restauro dei manufatti architettonici per recuperare la produzione tradizionale» di Ignazia Pinzello; «L’azienda dei Terranova»; «Un modello di produttività in sintonia con l’ambiente» di Anna Maria La Cava; «Impianti di lavorazione e mulini a vento» di Salvatore Daidone; «Sulle saline trapanesi e sulla loro stima» di Arturo Bruttini; «Le saline di Siracusa» di Salvatore Maiorca; «Glossario» di Mario Giacomarra.



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