Itinerario archeologico in provincia di Messina

di Valentina Pagano e Valentina Pinna
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Mappa delle località dell'itinerario turistico archeologico in provincia di Messina, antica Zancle, con viaggi a Taormina, Naxos, Patti e Tindari, isole Eolie.Fondata dai Calcidesi di Cuma nel 730 a. C., Messina (antica Zancle, cioè falce, dalla conformazione naturale del porto) si protende sull’omonimo stretto verso lo stivale della penisola italiana. La memoria storica e la realtà contemporanea ne fanno uno dei centri più importanti del Mediterraneo, cui guardano con attenzione quanti ripongono fiducia nelle potenzialità di sviluppo di un’area che ha sempre esercitato nell’immaginario collettivo un fascino straordinario.
Alla città peloritana la natura ha donato un paesaggio naturale di eccezionale splendore che merita una lunga permanenza da parte di quanti intendono accostarsi alla Sicilia privilegiando la scelta di un turismo non disgiunto dalla cultura. Ma molte delle testimonianze archeologiche del più remoto passato sono state purtroppo cancellate nel capoluogo etneo da disastrosi eventi sismici e da incongrue sovrapposizioni edilizie.
Ci sono tuttavia specifiche tracce a suffragare quanto riferiscono le fonti storiche: la necropoli romana con circa duecento tombe accanto al Palazzo della Cultura, reperti risalenti al bronzo antico, del neolitico e dell’eneolitico nella periferia dell’abitato e una variegata documentazione che evidenzia gli influssi esercitati dalle culture indigene e dalla civiltà eoliana fino al momento della colonizzazione greca.
Siculi, Fenici, Punici, Sicelioti, Romani, mercenari campani denominati Mamertini diedero tutti un apporto alla crescita di Messina, che con tale nome fu successivamente ribattezzata (670 a. C.) dai Messeni, cacciati dagli Spartani ed emigrati in questa zona della Sicilia per sottrarsi allo sterminio.
Ma è a Taormina (distante 45 Km da Messina e 57 Km da Catania) che fa tappa il nostro itinerario, soprattutto per il Teatro ellenistico ristrutturato e fuso sulle fondamenta della costruzione originaria ad opera dei Romani. Esso tra i teatri classici siciliani è secondo per grandezza solo a quello di Siracusa. Edificato nel III sec. a. C., esercitò un ruolo di primo piano nella rappresentazione in Sicilia delle tragedie e delle commedie del mondo antico e solo in seguito venne adibito a spettacoli di gladiatori. Oggi la struttura ospita nella stagione estiva alcune tra le maggiori manifestazioni teatrali, cinematografiche, canore e culturali, sotto l’alto patrocinio della Regione Siciliana
Di ritorno dalla visita al teatro, lungo il corso principale Umberto I, potrete ammirare la naumachia, imponente costruzione muraria del periodo romano, che serviva sia a terrazzare il colle su cui sorse Taormina, sia a raccogliere l'acqua piovana.
Nel comune di Giardini Naxos, attuale denominazione di Naxos, colonia siceliota fondata nel 734 a.C., è consigliabile una visita al Museo di Capo Schisò, in quanto i reperti ivi conservati permettono di ricostruire la vita della cittadina, dalle origini preistoriche sino all'epoca bizantina.
Riguardo al periodo greco-romano, di notevole richiamo sono gli utensili di vita quotidiana, quali coppe, vasi, monete, ma anche i corredi funerari e bellici. Annesso al museo è il parco archeologico, dove si trovano i resti delle antiche mura e due grandi fornaci per la cottura di vasi e oggetti votivi.
Spostiamoci ora nell’altro versante a Patti, sul litorale dalla cui marina, durante i lavori per la costruzione dell’autostrada Messina-Palermo, è emersa dalla notte dei tempi una lussuosa Villa Romana del periodo tardo imperiale (IV secolo d. C.). Va a merito dell’insigne archeologo Giuseppe Voza il recupero e il restauro dei vani e dei mosaici che costituiscono oggi uno dei maggiori richiami turistici nella Sicilia orientale. La Villa ci ricorda ambienti già visti a Piazza Armerina (Villa del Casale), a Marsala (Parco archeologico di Lilybaeum) e a Noto (Villa del Tellaro). Si potrebbe proporre un originale circuito turistico attraverso le splendide ville di epoca romana scoperte in Sicilia.
Nel golfo di Patti, su una collina in vista del Tirreno, si erge il centro di Tindari, fondata da Dionigi il Vecchio nel 396 a. C. allo scopo di insediarvi un gruppo di Messeni esuli. In buoni rapporti prima con i Siracusani e poi con i Romani, Tindari mise a disposizione di Scipione Emiliano un certo numero di navi che il famoso condottiero utilizzò nella terza guerra punica, conclusasi nel 146 avanti Cristo con la distruzione di Cartagine. Di Tindari, oltre a parte delle possenti mura, si conserva il teatro, riesumato negli anni Cinquanta e adesso utilizzato per le rappresentazioni classiche. Nell’area degli scavi, un antiquarium accoglie i manufatti recuperati dalle attività di scavo ad opera della Soprintendenza di Messina.
Un discorso a parte meritano le Isole Eolie (Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli), il cui patrimonio archeologico ha un rilievo di dimensione mondiale. Si deve alla preziosa ed instancabile opera svolta dal paletnologo Luigi Bernabò-Brea, già Soprintendente alle Antichità della Sicilia orientale, se oggi la maggiore sollecitazione ad un soggiorno in questo autentico paradiso del mare proviene non solo dalla possibilità di prendere il bagno nell’azzurro delle sue acque incontaminate, ma anche dalla facoltà offerta al visitatore di operare una scelta in senso culturale, in direzione della preistoria e della documentazione dei relativi reperti custoditi nel Museo Archeologico Eoliano. Anche per questo sua indiscutibile benemerenza Bernabò-Brea fu insignito della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura: a lui venne inoltre attribuito, nel 1984, il prestigioso Premio Sélinon dall’Accademia Selinuntina di Scienze Lettere e Arti.




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