L'elefante nano e la leggenda dei Ciclopi

di Valentina Pagano
Ciclopi elefante nano elephas mnaidriensis torre di Ligny preistoria fossili museo archeologico Paceco Ciclope elefante nano Catania

Cranio di elefante nano“Oh! Lo so, ben graziosa fanciulla, perché tu mi fuggi: perché la fronte m’invade l’irsuto mio ciglio villoso, da un orecchio all’altro, marchiano, ed un occhio soletto sotto si schiude”. Questo l’autoritratto, nel IX Idillio di Teocrito, che il ciclope Polifemo dà di sé all’amata ninfa Galatea. Un ciclope ingentilito, ben diverso dalla divinità del IX canto dell’Odissea, immagine divoratrice di uomini, “orribile forma dell’armonia visibile, ragione negativa di ogni olimpica luce” (S. Lo Bue, La Musa drogata).
Lo scontro non può che essere con Odisseo, eroe che “appaga l’esigenza ideale della razionalità e della chiarezza intellettuale, qualità interiori tanto care ai Greci.” (A. O. Gargano, La leggenda di Odisseo in Grecia e in Magna Grecia). Per questo l’episodio di Polifemo è già illustrato nel VII sec., ad esempio nel cratere di Aristonothos (Museo dei Conservatori, Roma) e continua ad esserlo in Magna Grecia con l’anfora “a figure nere da Caere (Berlino, Antiquarium) dell’inizio del V sec., trovata in territorio etrusco, ma opera di un artista ionico” (ibidem), notevole rispetto alle precedenti opere greche per le crudeltà della scena: “un essere mostruoso che impugna gli arti distaccati delle vittime” (ibidem).
Ma donde ha origine la leggendaria figura dei Ciclopi, abitanti delle caverne siciliane? Secondo alcuni a generare tale fantasia furono i resti fossili di giganteschi animali, rinvenuti proprio in queste caverne. La grande occhiaia al centro di tali teschi “altro non era che il foro nasale dell’elefantino siciliano, un cui esemplare è custodito nel museo dell’Istituto di geologia di Palermo e classificato come elephas mnaidriensis” (F. Torre, La preistoria in Sicilia). La Sicilia, infatti, durante il Paleolitico, per via del clima temperato-freddo e della sua ricca vegetazione, era abitata da una copiosa varietà di animali di cui si conservano a Trapani, presso il Museo di preistoria Torre di Ligny, numerosi resti: zanne di elefante nano, ossa di cervo, molari di ippopotamo ecc. “Lo stesso Empedocle da Agrigento (492-432 a.C.) ci dice che in molte caverne dell’isola furono trovate testimonianze fossili di una stirpe di uomini giganteschi oggi scomparsa. Anche molti storici, poeti e scrittori, quali il Valguarnera, il Mongitore e il Boccaccio, ci parlano di misteriose grotte dove furono ritrovate ossa gigantesche o “ossa di Polifemo”, come diceva Boccaccio parlando di una grotta presso Trapani” (ibidem).
Con il ciclope ci troviamo dinanzi ad una delle figure mitiche nate e radicate nella civiltà mediterranea dalla cui memoria culturale per secoli l’ hanno fatta emergere giganti umani: da Esiodo, con la sua Teogonia, a Omero, a Euripide, col dramma satiresco “Il ciclope”, a Teocrito, con la sua gentile ironia, a Virgilio che coglie Polifemo digrignante nell’acqua, ove “il marcio colante dell’occhio si asterse”, fino a Redon col suo pennello simbolista.




Argomenti trattati in questo servizio: Ciclopi elefante nano elephas mnaidriensis Paceco torre di Ligny preistoria fossili museo archeologico di Paceco Ciclope elefante nano Catania Ciclope leggenda dei Ciclopi elefante nano elephas mnaidriensis Catania Paceco museo torre di Ligny preistoria fossili elefante nano